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ENZIMI ( Digestil ) COENZIMI (Q10 Pił)

SINTESI GENERALE


 Gli enzimi sono "macchine" proteiche grazie a cui le reazioni chimiche avvengono ad una velocità tale da consentire la vita. Gli enzimi digestivi sono una sottospecie degli enzimi, e sono naturalmente presenti nei cibi. Purtroppo, i cibi odierni sono sempre più carenti di enzimi digestivi, sia perché prodotti con metodi innaturali, sia perché trattati o inscatolati, sia perché cotti troppo o male. Assumere cibi ancora ricchi degli enzimi che naturalmente li compongono può aiutare ad alleviare questa situazione, e dunque a migliorare le nostre naturali capacità digestive. Una cattiva digestione può essere causata da: alimentazione non equilibrata, cibi cotti o trattati, bevande alcoliche, stati febbrili e di  raffreddamento, fattori di stress, indulgere troppo a tavola, masticazione insufficiente, errate combinazioni alimentari, gravidanza, situazioni di intensa carica emotiva. Il beneficio di fondo è quello di un miglioramento effettivo della digestione. Ciò si porta dietro tutta una serie di benefici collaterali nei confronti di acidità di stomaco, flatulenza dopo i pasti, sonnolenza o mal di testa post-prandiali,  etc. Inoltre, è ovvio che  una  migliore digestione produce normalmente un miglior funzionamento generale dell’organismo. Il fungo Aspergillus, l’unico vegetale naturalmente ricco di tutti gli enzimi alimentari, capaci di scomporre proteine, grassi, farinacei, fibre e latticini. A differenza degli enzimi contenuti nei cibi animali o negli altri vegetali, quelli presenti nel fungo Aspergillus sono gli unici a raggiungere la massima funzionalità alla temperatura propria del corpo umano. La microalga Klamath è anch’essa ricca di enzimi alimentari. Soprattutto, la ricerca ha stabilito che gli enzimi alimentari richiedono vitamine e minerali specifici (co-fattori) per risultare effettivamente funzionali al processo digestivo. L'alga verde-azzurra Klamath è uno degli alimenti più ricchi di tali materie prime essenziali.

Il coenzima Q10  è riconosciuto da molti ricercatori scientifici come fattore essenziale per la salute, in  quanto interviene nel metabolismo di ciascuna cellula corporea, con effetti particolarmente profondi sul sistema cardiocircolatorio. Esso è un elemento nutritivo naturale, essenziale per la vita e la salute di ciascuna cellula vivente. È carente in molte persone specialmente quando inizia l’invecchiamento, cui si accompagna la predisposizione a molte malattie degenerative ed altri effetti deleteri. Favorisce il controllo del flusso di ossigeno cellulare e la normalizzazione della funzione cellulare (69 miliardi di cellule in tutto l'organismo!). In definitiva, è indispensabile per la qualità della vita e la longevità.
I benefici comunemente riportati sono: 1. Sostiene l’attività del cuore e del sistema circolatorio (In Giappone è usato regolarmente  come integratore alimentare a sostegno del sistema cardiocircolatorio  da 12 milioni di consumatori). 2. Favorisce il rafforzamento delle naturali difese dell’organismo, è un potente antiossidante. 3. Contribuisce a rallentare l'invecchiamento. 4. Promuove una vibrante sessualità. 5. Migliora naturalmente l’ossigenazione cellulare. 6. Aiuta l’organismo a tollerare meglio i farmaci. 7. Può aiutare ad avere  gengive più forti e sane.
Il coenzima Q10 contenuto nel Q10Più Origini Naturali è assolutamente naturale, ed arriva al consumatore nella forma in cui è naturalmente presente nei vegetali di coltivazione  biologica. La combinazione con la microalga Klamath  ne potenzia notevolmente l'efficacia.
 
I - ENZIMI

SOMMARIO

Gli enzimi sono molecole proteiche energizzate necessarie alla vita. Gli enzimi catalizzano e regolano tutte le reazioni biochimiche all’interno dell’organismo. Gli enzimi digestivi vengono secreti lungo il tratto gastrointestinale allo scopo di scomporre il cibo affinchè i nutrienti possano essere assorbiti nel flusso sanguigno. Gli enzimi digestivi dell’uomo  includono Proteasi, Amilasi, Lipasi, Pepsina, Ptialina e Tripsina. I cibi crudi costituiscono una fonte naturale di enzimi alimentari, particolarmente Proteasi, Amilasi, Lipasi e Cellulasi, che assistono la scomposizione rispettivamente di proteine, carboidrati, grassi e fibre.
Il Dr. Edward Howell, fondatore della principale compagnia produttrice di enzimi negli U.S.A., già negli anni ‘20 osservava che una dieta terapeutica basata su digiuno e cibi crudi, produceva effetti curativi ed un un potenziamento generale della salute a causa della significativa diminuzione della richiesta di enzimi digestivi propri del corpo umano. In questo modo, gli enzimi del sistema immunitario erano in grado di aumentare l’attività di disintossicazione. I cibi crudi, quindi, erano in grado di alleviare il carico del processo digestivo dall’organismo in virtù della loro ricchezza enzimatica, con conseguente potenziamento del livello generale di salute.
Purtroppo, i cibi di oggi sono assolutamente carenti di enzimi a causa dei metodi di coltivazione su larga scala e dell’impoverimento dei terreni, per non parlare dei processi di trasformazione e lavorazione degli alimenti, o del semplice procedimento di cottura, che non preservano le proprietà enzimatiche dei cibi.
Peraltro, una dieta a base di cibi crudi fornisce una quantità di enzimi sufficiente a digerire solo questo particolare cibo. Non ci assicura cioè extra-enzimi in grado di digerire cibi cotti o trattati.
Del resto, non è pensabile o consigliabile (dal punto di vista sanitario) l’assunzione di carni, uova e fagioli crudi, anche a causa del rischio di infezioni batteriche, e inoltre molti trovano difficile digerire la grande quantità di fibra presente nei cibi crudi.
Dato per scontato che la maggior parte delle persone adotta una dieta con più alte percentuali di cibo cotto rispetto a quello crudo si rende sempre più necessaria l’integrazione con enzimi alimentari di alta qualità.


Possibili effetti fisiologici da carenza di enzimi alimentari nella dieta
Una dieta a base di cibi cotti o trattati o comunque poveri di enzimi contribuisce ad una eccessiva ipertrofia della ghiandola pituitaria, la quale, come si sa, svolge un’azione di regolazione nei confronti di tutte le altre ghiandole.
Ugualmente, il pancreas umano risulta abbondantemente ipertrofizzato se confrontato con quello degli animali che si nutrono solo di vegetali crudi.Basti pensare che mentre il pancreas di un uomo di circa 63 Kg pesa tra gli 85 e i 90 grammi, quello di una pecora di circa 38 Kg pesa appena 18 grammi; il pancreas di un cavallo di circa 545 Kg pesa solo 330 grammi.
Risulta evidente cioè quanto poco pesi l’uomo se confrontato al cavallo e di nuovo, se messo a confronto, quanto più grande risulti il suo pancreas.
Un interessante esperimento a riguardo, è stato condotto nelle Filippine dalla Scuola di Igene della Salute Pubblica (1933). La Scuola ha effettuato 768 esami post-mortem, giungendo alla conclusione che il pancreas dei Filippini era dal 25 al 50% più pesante di quello di Europei ed Americani, probabilmente a causa della dieta principalmente a base di riso cotto, consumato tre volte al giorno, che costringeva il pancreas ad un iperlavoro di secrezione enzimatica, in particolare di Amilasi.
Va rimarcato che un organo ipertrofizzato indica spesso una condizione patologica con implicazioni degenerative. 
Anche il Dr. Edward Howell è giunto alla conclusione che l’ipertrofia del pancreas è il risultato di un adattamento patologico ad una dieta principalmente a base di cibo cotto.
Una ricerca condotta presso l’Università del Minnesota ha mostrato cambiamenti significativi nel peso degli organi dei topi nutriti con cibo cotto: sia il pancreas che le ghiandole submascellari aumentavano il loro peso dal 20 al 30%. Ulteriori ricerche condotte da Grossman hanno evidenziato il ruolo di adattamento che la dieta gioca nella secrezione pancreatica.


Situazioni in cui si richiede una rapida risposta enzimatica
Cibi cucinati, bevande caffeiniche e alcooliche, riniti e affezioni virali, gravidanze, stress, esercizio fisico estremo e cattive condizioni climatiche  comportano un rapido consumo di enzimi. In più, il nostro organismo perde giornalmente enzimi attraverso i normali processi di eliminazione quali la sudorazione, l’urina e le feci. 

BENEFICI E CASI

Benefici nutrizionali
Quasi tutte le creature viventi possiedono organi distinti che permettono agli enzimi esogeni (cioè introdotti con il cibo) di agire, prima che entri in azione la normale funzione digestiva.
Infatti, gli enzimi alimentari vengono attivati “naturalmente” dal calore già durante la masticazione dando così inizio al processo cosiddetto di “pre-digestione”, che continua anche mentre il cibo prosegue il suo cammino verso lo stomaco, per poi essere inattivati dalle secrezioni gastriche.
In seguito, l’ambiente alcalino dell’intestino tenue riattiva gli enzimi alimentari che contribuiscono al compimento del processso digestivo.
 Si capisce, quindi, quanto sia fondamentale l’azione di “pre-digestione” portata avanti dagli enzimi alimentari per alleggerire il carico proprio dell’apparato digerente e delle funzioni collegate.
Studi hanno mostrato che la quantità appropriata di enzimi alimentari permetteva di “digerire” circa il 60% di amidi, il 30% di proteine e il 10 % di grassi prima che la pepsina (uno degli enzimi endogeni) venisse attivata.


Benefici per la salute 
Tribù primitive e animali selvatici soffrono raramente di malattie degenerative per via della loro dieta ricca di cibi crudi. Basti pensare che gli Eschimesi primitivi e isolati, pur consumando prevalentemente pesce crudo e grasso di foca, non mostrano l’evidenza di arteriosclerosi o comunque di patologie collegate all’eccessivo consumo di grassi. Tuttavia, una volta introdotta la normale dieta delle tribù Eschimesi, a base prevalentemente di cibo cotto, si sono manifestate immediatamente alterazioni patologiche.
Risulta chiaramente da ciò che umani e mammiferi soffrono fortemente l’assenza di enzimi alimentari causata dalla cottura e trattamento degli alimenti (gli enzimi esposti a temperature superiori ai 118°F vengono completamente inattivati).

 

Attività di supporto del sistema immunitario
La carenza di enzimi alimentari fa sì che il cibo risulti in una digestione non appropriata. Gli studi di Virchow, che risalgono a circa un secolo fa, mostrarono l’evidenza di una “Leucocitosi digestiva”, dove il numero delle cellule dei globuli bianchi aumentava dopo un pasto. Ulteriori ricerche portate avanti da Kouchakoff ne attribuirono la causa ai cibi cotti e lavorati.
 Kouchakoff, infatti, osservò che il cibo crudo non induceva alcuna modificazione nel conteggio dei globuli bianchi (WBC), mentre quello cotto, particolarmente la carne, causava un rapido aumento nei livelli leucocitari del sangue. In pratica, quando le molecole di cibo non completamente digerito vengono assorbite, l’organismo le identifica come antigeni estranei formando complessi immunitari circolanti.
Il sistema immunitario, in seguito, attiva i leucociti macrofagi per digerire queste molecole di cibo. Quando gli enzimi alimentari sono presenti, la pre-digestione da essi innescata rende inutile la presenza dei leucociti digestivi consentendo al sistema immunitario di focalizzare la propria azione sulla prevenzione dell’insorgenza delle malattie piuttosto che sulla digestione.


Enzimi e longevità
Uno studio comparativo sui livelli di enzimi contenuti nel sangue, nelle urine e nei succhi gastrici degli umani introduce alcuni dati molto interessanti. Assumendo che la dieta media sia prevalentemente a base di cibi cotti (cioè possiede solo una frazione del contenuto originale di enzimi), risulta l’evidenza di un maggior tasso di riserva enzimatica nei tessuti dei giovani adulti se confrontato a quello degli anziani. I giovani che consumano prevalentemente cibi poveri di enzimi sono quindi più soggetti ad impoverimento delle proprie riserve.
 Un interessante esperimento sulla saliva ed il suo contenuto in Amilasi è stato condotto presso il Michael Reese Hospital, a Chicago. Nell’esperimento sono stati usati adulti compresi tra i 21 e i 31 anni ed un altro gruppo formato da persone tra i 69 ed i 100 anni di età. E’ stato dimostrato che il gruppo composto da individui giovani possedeva un contenuto di Amilasi salivare fino a 30 volte superiore rispetto a quello formato da individui anziani.
I risultati di questo esperimento dimostrano il perchè le persone più giovani possano tollerare meglio una dieta a base di pane bianco, amidi e cibi cotti in quantità predominante. Al contempo, dal momento che le riserve di enzimi diminuiscono coll’aumentare dell’età, gli stessi cibi, consumati da persone più anziane, possono causare malattie a carico del sangue, costipazione (ostruzione intestinale), ulcere sanguinanti, gonfiori e artriti dovute alla digestione incompleta con conseguente fermentazione nel tratto gastro-intestinale e rilascio di tossine che finiscono nel flusso sanguigno andando poi a depositarsi nelle articolazioni e in altri tessuti molli.
È un fatto inconfutabile che le affezioni croniche si accompagnano sempre ad un tasso enzimatico diminuito, particolarmente a livello di sangue, feci, urine e tessuti.
 In tutte le fasi acute di malattia e a volte anche ai primi stadi di cronicizzazione, si può riscontrare un tasso enzimatico alto, a dimostrare che l’organismo possiede delle riserve che vengono utilizzate più estesamente durante l’attacco della malattia. Più la malattia avanza, più il contenuto enzimatico del corpo si abbassa.
Esiste una correlazione ben definita tra la quantità di enzimi che un individuo possiede e l’ammontare di energia di cui può disporre. Il Dr. Howell afferma che “Gli enzimi sono una vera pietra di paragone della vitalità. Gli enzimi offrono un importante mezzo di calcolo per l’energia di un organismo. Ciò che noi chiamiamo energia, forza vitale, energia nervosa e forza può essere sinonimo di attività enzimatica”.
Il costruirsi e distruggersi dei tessuti è la diretta conseguenza dell’attività degli enzimi. In altre parole, il nostro stesso metabolismo è sostenuto dall’attività degli enzimi. Come conseguenza di ciò, quando il nostro livello di enzimi si abbassa diminuisce anche il nostro tasso metabolico e la nostra energia.
Per evitare fraintendimenti, non si vuole affermare che la fonte della vita siano gli enzimi ma che esiste una correlazione tra livello di enzimi, vitalità dei tessuti e livelli di energia.


Gli enzimi migliorano l’assimilazione di minerali e vitamine
Ogni giorno sostanze alimentari come minerali e vitamine vengono rimpiazzate con il cibo. Non altrettanta attenzione viene però posta nell’assumere integratori di enzimi o cibo crudo. Questo può facilmente tradursi in “un’auto-sconfitta”, in quanto l’organismo cercherà di mantenere i suoi livelli enzimatici liberando enzimi “rubandoli” da altre parti del corpo.
 Questo si traduce facilmente in esaurimento, spossatezza, invecchiamento prematuro oltre che bassi livelli di energia.
L’utilizzazione delle vitamine dipende dagli enzimi ed essi a loro volta dipendono spesso dalle vitamine. Osservazioni cliniche hanno dimostrato che quando si assumono formulazioni a base di vitamine/minerali miscelate con enzimi occorrono quantitativi più bassi di vitamine e minerali. Tanto per fare un esempio, un paziente che necessitava giornalmente di 70 mg di Zinco per combattere una grave forma di esaurimento, si è visto ridurre tale quantitativo a soli 3 mcg semplicemente introducendo una formula a base di Zinco combinato con enzimi.
Sembra quindi che l’organismo necessiti di piccole quantità di vitamine e minerali se questi vengono combinati con enzimi.


Gli enzimi in relazione agli stadi patologici 
Il tasso metabolico è determinato dall’attività enzimatica. Più rapidamente lavora il metabolismo, maggiore sarà la richiesta di enzimi. Sia durante l’esercizio fisico che durante la fase acuta di una malattia, il livello di enzimi può aumentare.
 In uno studio fatto dal Dr. Gerner nel 1933, furono presi in esame i livelli di Amilasi urinaria di 115 soggetti rappresentanti 28 tipi diversi di affezioni infettive nello stadio acuto. Essi furono riscontrati aumentati nel 73% dei soggetti.
Altri studi hanno permesso di scoprire che durante affezioni tipo polmonite, appendicite acuta, malaria, tubercolosi polmonare, febbri di tutti i tipi, malattie infantili i livelli enzimatici erano aumentati nel sangue, nelle urine e nelle feci. Ogni incremento dell’attività metabolica, sia esso associato ad affezioni virali, lavoro muscolare, tasso cardiaco (come per l’esercizio fisico), digestione o gravidanza, può essere messo in parallelo ad un aumento dell’attività enzimatica e ad un aumento della temperatura corporea. In altre parole, gli enzimi sono più attivi durante una fase febbrile acuta di circa 38° che ad una temperatura corporea normale.
Risulta altresì evidente che se gli enzimi rispondono a febbri ed infezioni significa che hanno una relazione diretta con il meccanismo di difesa dell’organismo. Esiste infatti una connessione tra attività dell’apparato immunitario e livello enzimatico. Maggiori saranno le riserve di enzimi, più veloce sarà la risposta immunitaria e quindi maggiore sarà la forza e la vitalità dell’organismo.
I leucociti (WBC) sono responsabili della distruzione delle sostanze estranee che penetrano nel flusso sanguigno e linfatico causando la malattia. E’ risaputo che durante lo stadio acuto di una malattia e le infezioni, la quantità di leucociti circolanti aumenta. Il Dr. Willstatter, in uno studio che appartiene alla ricerca sugli enzimi, ha potuto dimostrare che  esistono ben 8 diversi tipi di enzima Amilasi nei leucociti, e che gli stessi contengono enzimi proteolitici e lipolitici comuni a quelli secreti dal pancreas.
Il Dr. Willstatter ha osservato con interesse quanto i sistemi enzimatici delle cellule dei globuli bianchi si adattessero a quelli della ghiandola pancreatica. Sembra cioè che il pancreas ed altre ghiandole che secernono enzimi li ricevamo in gran parte direttamente dai leucociti.
Basti pensare che dopo aver consumato un pasto a base di cibo cotto il numero di leucociti aumenta, presumibilmente in parallelo alla richiesta organica di enzimi digestivi, una sorta di misura compensatoria imputabile “all’intelligenza” innata del corpo umano.
Il Dr. Kautchakoff ha potuto dimostrare l’esistenza di questo meccanismo semplicemente constatando che in seguito ad un pasto a base di cibo crudo non era osservabile alcun aumento sostanziale di leucociti.
Al contrario degli stadi acuti di malattia, durante una patologia cronica il livello di enzimi nell’organismo diminuisce. In particolare l’attività del pancreas e dell’apparato digerente si riduce drasticamente come è il caso del diabete, del cancro e delle affezioni intestinali croniche. Ovviamente, in questi casi anche il sistema immunitario viene messo sotto pressione, con conseguente aumento della richiesta di enzimi.
Si capisce quindi quanto sia importante mantenere i livelli enzimatici per assicurare salute, vitalità e resistenza dell’organismo.
   

Sistema endocrino ed enzimi
Il sistema endocrino e il sistema nervoso cooperano alla soppressione del desiderio di cibo e quindi alla regolazione dell’appetito.
Il cibo crudo, ricco di enzimi alimentari, sostanzialmente elimina lo stress dal sistema endocrino, mentre cibi ad alto contenuto calorico come zucchero ed alimenti lavorati rompono questo delicato equilibrio. Le ghiandole, cioè, soprastimolano gli organi preposti alla digestione in quanto non trovano quegli enzimi e nutrienti che sono andati persi nella cottura prolungata o nella lavorazione, pur riconoscendo che la quantità di calorie sarebbe sufficiente. la richiesta di cibo aumenta per mantenere un sufficiente grado di forza e vitalità dell’organismo.
Questo risulta in una super secrezione di ormoni, sovra-alimentazione, obesità ed infine nell’esaurimento delle ghiandole che producono gli ormoni stessi, con la conseguenza di andare ad esaurire anche le scorte di enzimi proprie dell’organismo per cercare di far fronte all’aumento dell’attività metabolica. La falsa sensazione di benessere è dovuta alla ghiandola pituitaria, considerata l’artefice principale dell’invio di ormoni a tutte le altre ghiandole quali tiroide, surrenali, ghiandole riproduttive e pancreas.
Si capisce quindi quanto gli enzimi siano connessi ed interdipendenti agli apparati organici principali quali l’apparato circolatorio, digerente, il sistema nervoso e quello endocrino, e quanta importanza rivestano nel trattamento di tutte le affezioni circolatorie e dell’obesità.
Alcuni studi hanno dimostrato che i tessuti adiposi di soggetti affetti da obesità riportavano un livello di lipasi diminuito. La ricerca scientifica ha dimostrato che i tessuti di animali e vegetali fanno registrare al contrario alti livelli di Lipasi.
Il Dr. David Galton della facoltà di medicina dell’Università di Tufts ha esaminato 11 individui di peso variabile dai 100 ai 104 Kg ciascuno ed ha scoperto una carenza enzimatica a livello di tessuti adiposi. La carenza di Lipasi si riscontra anche nei casi di Lipoma. La funzione dell’enzima Lipasi è naturalmente quella di assistere la scomposizione delle molecole di grasso ma anche di assistere la funzione di immagazzinamento del grasso. Basti pensare alla perdita di peso che si verifica negli animali ibernati, dovuta proprio a questo importantissimo enzima.
La carenza di Lipasi provoca un ristagno e accumulo dei grassi nelle arterie, nei capillari e negli organi, che può sfociare in patologie cardiocircolatorie e ipertensione.
Berker e Meyers hanno scoperto grosse carenze di Lipasi conducendo uno studio su individui affetti da arteriosclerosi e ipertensione associati ad un lento assorbimento dei grassi. La loro ricerca ha dimostrato che il livello ematico di enzima Lipasi era appena la metà di quello riscontrato in individui di 27 anni di età.
Durante la stessa ricerca, si è osservato che a livello di vasi sanguigni ed arterie i grassi non digeriti in modo appropriato dalla lipasi vengono assorbiti in maniera distorta causando indurimento delle arterie, aumento del colesterolo, ipertensione e  arteriosclerosi. I depositi di grasso possono ostruire i vasi stessi impedendo al sangue di giungere al cuore, con la conseguenza che lo stesso deve aumentare il proprio ritmo per contrastare la congestione ma ovviamente il tutto si traduce in aumento della pressione e ingrossamento del muscolo cardiaco.


Enzimi e processo digestivo
Una ricerca condotta dal Dr. Beazell sul “Journal of Laboratory and Clinical Medicine” ha dimostrato che nella prima ora del processo digestivo vengono digeriti nello stomaco molti più amidi che proteine.
Olaf Berglim, professore di Fisiologia all’Ilinois College of Medicine, ha ulteriormente confermato questa tesi somministrando ai suoi pazienti una dieta a base unicamente di patate lesse e pane, cioè grandi quantitativi di amidi, rilevando che dopo 45 minuti nello stomaco il 75% dell’amido nelle patate ed il 59% dell’amido nel pane era digerito.
La ricerca ha dimostrato che nei primi 45-60 minuti della digestione una buona percentuale di cibo può essere predigerito nello stomaco dagli enzimi alimentari prima di raggiungere l’intestino tenue, dove il pancreas secerne i propri enzimi per proteine, amidi e grassi a livello di duodeno.
In virtù di questo meccanismo, se il cibo non viene adeguatamente predigerito il pancreas incrementa la propria attività al fine di “reclutare” enzimi da tutto il corpo, finendo presto sotto stress.
Il testo di Anatomia di Gray cita il Dr. Walther B. Cannon, un’autorità in materia, per affermare che lo stomaco “... consiste di due parti fisiologicamente distinte: la porzione cardiaca ed una cavità di raccolta del cibo nella quale la digestione salivaria continua; la porzione pilorica è il sito della digestione gastrica attiva. Non ci sono onde peristaltiche nella regione cardiaca.”
Esiste una legge detta “dell’Adattamento Secretivo degli Enzimi Digestivi” la quale stabilisce che tanto maggiore è il carico che viene assolto nella digestione dagli enzimi alimentari esogeni, tanto minore sarà il carico posto su Pancreas e Intestino Tenue per secernere enzimi appropriati, conservando la capacità enzimatica propria dell’organismo per svolgere gli altri importantissimi processi metabolici quali la riparazione di tessuti, organi ed altre funzioni.
 

Enzimi e diabete
Quando i livelli ematici di Amilasi sono insufficienti, il tasso di zucchero ematico può aumentare.
In alcuni esperimenti eseguiti da Grublers e Myers è stato dimostrato che somministrando Amilasi ad individui normali dopo che questi avevano ingerito 80 grammi di zucchero, i livelli di zucchero ematico rimanevano stabili. Altri studi hanno dimostrato che la somministrazione di Amilasi per via orale o intramuscolare causa un abbassamento dei livelli di zucchero ematico nei soggetti affetti da diabete.
Bassler ha dimostrato che l’86% dei soggetti diabetici da lui esaminati mostravano una carenza di Amilasi a livello di secrezioni intestinali. In seguito alla somministrazione di Amilasi, il 50% dei pazienti (che assumevano regolarmente insulina) erano in grado di controllare i loro livelli di zuccheri senza ricorrere più all’insulina.
L’enzima Amilasi sembra avere il compito di assistere la funzione di raccolta e utilizzo degli zuccheri nel sangue.


Disintossicazione e allergie
Nei cibi predigeriti dagli enzimi alimentari avvengono due importanti cambiamenti: a) il contenuto enzimatico aumenta fino a 10 volte b) nel processo di predigestione il cibo viene ridotto nei suoi componenti elementari. Le proteine sono spezzate in aminoacidi, gli amidi in zuccheri semplici ed i grassi in acidi grassi, che verranno assimilati facilmente senza richiedere ulteriore energia all’organismo.
E’ altresì dimostrato che il cibo non correttamente digerito può causare reazioni tossiche. Per esempio, il Dr. W.W. Oelgoetz ha dimostrato che le molecole di proteine, amidi e grassi non ben digerite vengono assorbite nel flusso sanguigno e possono dar luogo a reazioni allergiche se non controbilanciate da un adeguato livello di enzimi. Somministrando enzimi Amilasi, Proteasi e Lipasi oralmente ai suoi pazienti, il livello enzimatico del sangue è stato normalizzato e le affezioni allergiche alleviate.
Sembrerebbe logico quindi affermare che una dieta ricca di enzimi alimentari aiuta il normale processo di purificazione e disintossicazione. Allo scopo sono necessari enzimi che possano restare attivi nelle zone a Ph acido preposte alla predigestione della parte bassa dello stomaco e nell’ambiente alcalino dell’intestino tenue. il Dr. Howell dopo anni di ricerca ha scoperto che gli enzimi presenti in certi funghi, se messi in coltura su una base alimentare come grano, crusca o fagioli di soia, producono enzimi Proteasi, Amilasi Lipasi e Cellulasi che hanno la particolarità di rimanere attivi in una gamma di valori di Ph molto vasta e possono lavorare nell’intero tratto intestinale aiutando ad incrementare i modelli enzimatici carenti nel sangue. Possiamo tranquillamente affermare che gli enzimi alimentari su base vegetale sono sicuramente più attivi di quelli provenienti da fonti animali in quanto sono in grado di svolgere l’importante lavoro di pre-digestione nello stomaco, dove quelli di provenienza animale sono assolutamente inattivi.
 
II – COENZIMA Q10

Sommario
Il Coenzima Q10 e’ un componente necessario per la produzione di energia e per la respirazione cellulare. La carenza di CoQ10 si evidenzia negli anziani e nelle affezioni coronariche, nella soppressione immunitaria e nelle affezioni periodontali. L’integrazione orale con CoQ10 ha dimostrato di invertire i sintomi causati da queste patologie, di aumentare i livelli di energia e perfino di allungare la vita.
Il Coenzima Q10 e’ un quinone liposolubile che si trova nei mitocondri delle cellule tessutali dei mammiferi (il 10 si riferisce al numero delle unita’ di Isoprenoidi).
Esso e’ intrinsecamente coinvolto nella produzione di energia cellulare attraverso la sintesi di adenosin tri-fosfato (ATP). L’ATP trasporta l’energia chimica rilasciata dalla ossidazione delle molecole in altre reazioni cellulari  dipendenti dalla sua energia chimica. Questi processi includono il lavoro meccanico, elettrico e di trasporto come pure la biosintesi cioè i processi che supportano le diverse funzioni vitali.
Karl Folkers, il leader del  team che per primo ha dimostrato la struttura del Co Q10, ne descrive il ruolo patologico in questo modo: “..... il ruolo indispensabile del CoQ10 nella bioenergetica che supporta così tante funzioni vitali, implica chiaramente che la carenza di CoQ10 puo’ logicamente essere associata con molteplici e vari stati patologici.”


Possibili patologie associate alla carenza di CoQ10
La più conosciuta ripercussione della mancanza di CoQ10 e’ l’affezione coronarica; pazienti con vari disturbi cardiaci dimostrano una consistente carenza di CoQ10 a livello ematico. Quando possibile, la biopsia svela generalmente una carenza a livello di miocardio.
Bliznakov distingue tre gruppi di disturbi cardiaci in cui può essere garantito il trattamento con CoQ10: insufficenza cardiaca congestizia, angina pectoris e affezioni ischemiche del miocardio.
Due studi fondamentali hanno stimolato l’interesse internazionale nel determinare l’efficacia del CoQ10 nella terapia dell’insufficenza cardiaca.
Hashiba e altri hanno condotto uno studio in “doppio cieco” in dodici ospedali che ha coinvolto pazienti affetti da insufficienza cardiaca. La funzione cardiaca dei pazienti e’ stata determinata in base alla classificazione (I-IV) della New York Heart Association. Cento pazienti hanno ricevuto CoQ10 orale nella quantità di 30 mg al giorno, per un periodo variabile dalle due alle quattro settimane; novantasette hanno ricevuto un placebo. I pazienti sono stati valutati attraverso l’esame dei sintomi clinici, l’esame fisico, l’elettrocardiogramma (EKG), l’analisi del sangue e delle urine.
I pazienti appartenenti al gruppo II hanno mostrato miglioramenti  come pure quelli del gruppo I e II insieme. Inoltre hanno mostrato miglioramenti anche pazienti affetti da angina pectoris ed epatomegalia.
Un secondo studio a doppio cieco e’ stato portato a termine contemporaneamente a quello di Hashiba da Iwabuchi e altri che hanno testato il CoQ10  contro un placebo in un gruppo di trentadue pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestionante (classi I, II e III ). 
Sedici pazienti  hanno ricevuto oralmente 30 mg di CoQ10 al giorno per due settimane. Il gruppo trattato  con CoQ10 ha mostrato un miglioramento superiore al gruppo placebo, una volta documentate le misurazioni  oggettive e soggettive.
Iwabuchi e altri  hanno inoltre riportato i benefici della terapia con CoQ10  in un altro studio che ha coinvolto pazienti  con disturbi  cardiaci aggravati da insufficienza cardiaca  congestizia. 10 dei 13 pazienti sono migliorati dopo aver assunto 30 mg al giorno di CoQ10 dopo una o due settimane dall’inizio della terapia. Inoltre nessuno ha riportato effetti collaterali perfino dopo aver  assunto 30 mg di CoQ10 al giorno per dodici settimane consecutive.
Mortensen e altri hanno osservato che 8 dei 12 pazienti affetti da insufficienza cardiaca congestizia sottoposti senza successo a trattamento con diuretici o digitale, hanno reagito positivamente alla somministrazione orale di 100 mg giornalieri di CoQ10 per trenta giorni riportando un miglioramento dei sintomi soggettivi relativamente a dispnea e stanchezza. Per di più, in questi pazienti fu possibile registrare una significativa riduzione nella dimensione dell’atrio sinistro (attraverso la ecocardiografia).
In due separati studi a doppio cieco incrociato Langs Joen ed altri hanno trattato pazienti affetti da insufficienza cardiocircolatoria di classe III e IV usando un’integrazione giornaliera di 100 mg di CoQ10 orale, per dodici settimane. In entrambi gli studi i ricercatori hanno dimostrato, utilizzando metodi non invasivi, un incremento nella frazione di emissione media e nel volume medio del colpo apoplettico durante il trattamento con CoQ10, in relazione al gruppo trattato con placebo. La terapia con CoQ10, dovrebbe essere permanente nei casi di insufficenza cardiaca; Mortensen ed altri riportano che la maggior parte dei pazienti hanno lamentato una ricaduta dopo la sospensione del trattamento con CoQ10, ma quasi tutti sono stati in grado di mostrare un miglioramento dopo aver ripreso la terapia con CoQ10.


Cardiomiopatie
I cardiologi Per Langsjoen e Peter Langsjoen insieme a Karl Folkers hanno intrapreso due studi sul trattamento delle cardiomiopatie con CoQ10. Uno studio incrociato a doppio cieco a breve termine, condotto su diciannove pazienti  affetti da cardiomiopatia  (classi III e IV ) e’stato completato nel 1982. I livelli carenti di CoQ10 furono  innalzati ai livelli normali mediante una terapia di integrazione orale, la quale “ [ .... ] ha dimostrato parallelamente significativi miglioramenti nella funzione del miocardio a livello clinico .”
Uno studio più a lungo termine della durata di sei anni fu condotto dallo stesso team, coinvolgendo 126 pazienti, per lo più anziani, affetti da cardiomiopatia dilatata cronica (classe II-III-IV ). I pazienti ricevettero 100 mg di CoQ10 orale al giorno. Dopo tre mesi i livelli ematici di CoQ10 risultavano normali  ai controlli. L’87% dei pazienti mostrarono sensibili miglioramenti nell’arco di sei mesi. 
A parte due casi accompagnati da prurito, non vi furono altri casi di effetti collaterali o sintomatici riportati in sei anni di uso quotidiano di CoQ10.
In un altro studio a doppio cieco incrociato condotto su soggetti casuali comparato all’uso di un placebo, Poggesi e altri riportano gli effetti favorevoli della terapia con CoQ10 nella funzione del ventricolo sinistro in pazienti con cardiomiopatie dilatate (Classe II o III). Durante l’esperimento 20 pazienti hanno ricevuto oralmente sia CoQ10 (100 mg al giorno) che un placebo per 30 giorni.
Gli autori riportano che: “CoQ10 mostra una notevole efficacia rispetto al placebo. I maggiori miglioramenti sono avvenuti in relazione ai parametri di contrattilità dopo la somministrazione di CoQ10.” Gli autori ipotizzano che l’aumentato rifornimento energetico sia da imputarsi all’efficacia del CoQ10  sulla funzione del ventricolo sinistro.
Ischemia
Un interessante ipotesi che spiegherebbe i benefici del CoQ10 sui pazienti interessati da affezione cardiaca ischemica è stata presentata da Kato e altri. Il loro studio dimostra che CoQ10  diminuisce la vischiosità del sangue senza intaccare i livelli di fibrinogeno e di ematocrito.
Gli autori indicano che CoQ10 migliora e stabilizza le membrane diminuendo quindi l’aggregazione degli eritrociti, il che spiega le sue proprietà reologiche.
Un notevole numero di pazienti sperimenta un basso output cardiaco in seguito ad un intervento chirurgico di sostituzione della valvola, e tale condizione è una delle maggiori cause di decesso post operatorio. Tanaka e altri hanno scoperto che una quantità variabile da 30 a 60 mg di CoQ10 somministrato oralmente nei sei giorni precedenti l’operazione diminuiva significativamente l’incidenza dell’output cardiaco basso durante la degenza post operatoria rispetto a quella sperimentata dal gruppo di controllo  in assenza di CoQ10.
Secondo gli autori: “Questi risultati suggeriscono che la somministrazione pre-operatoria  di CoQ10 incrementa la tolleranza del cuore umano all’ischemia durante il cross-clamping aortico”.
Greenberg e Frishman giungono a queste conclusioni: “Da un punto di vista clinico sembra che il CoQ10 possa avere un ruolo nella modifica dell’ischemia in diverse condizioni cardiache, incluse angina instabile, infarto acuto del miocardio con conseguente embolisi meccanica o fibrinolitica oltre che durante le procedure operatorie come la sostituzione della valvola cardiaca, l’innesto del bypass arterio-coronarico e possibilmente il trapianto cardiaco.”


Angina Pectoris
Diversi studi dimostrano che la somministrazione orale di CoQ10 migliora la tolleranza all’esercizio fisico nei pazienti con angina stabile cronica.
Kamikawa e altri hanno condotto uno studio a doppio cieco incrociato su 12 pazienti comparando la somministrazione di 150 mg giornalieri di CoQ10 orale ad un placebo. Al termine dell’esperimento si è potuto constatare che i tempi di esercizio erano migliorati significativamente nel gruppo trattato con CoQ10.
Prendendo in esame 15 pazienti, Schardtf e altri hanno osservato che la somministrazione orale di CoQ10 (600 mg al giorno) risultava in una significativa riduzione della depressione del segmento ST indotto nell’esercizio cumulativo se comparato al placebo.
Il trattamento con CoQ10 ha conseguito risultati simili  a quelli osservati in pazienti trattati con una combinazione di 7,5 mg di pindolol e 30 mg di isosorbide dinitrato al giorno.


Sistema immunitario e invecchiamento
Bliznakov fa notare che il collegamento fra sistema immunitario e invecchiamento è ben stabilito. In estese prove sperimentali egli ha correlato il ruolo del CoQ10 al sistema immunitario e al processo di invecchiamento.
In uno studio separato su ratti e cavie, Bliznakov ha determinato che le iniezioni di CoQ10 hanno causato l’aumento rispettivamente della percentuale di fagociti e dei livelli di anticorpi.
Un altro studio sulle cavie ha rivelato la capacità del CoQ10 di ridurre il numero e la grandezza dei tumori chimicamente indotti. Un quarto studio condotto con Karl Folkers ha rivelato che i topi infettati con virus diventavano carenti di CoQ10.
Il più degno di nota però, è lo studio di Bliznakov sui “topi anziani “. Nello studio, cento topi di età fra i sedici e i diciotto mesi, (anziani secondo lo standard dei topi) sono stati divisi in gruppi di cinquanta ciascuno. Tutti questi topi avevano perso il loro timo, mostrando una notevole carenza di CoQ10, e avevano perso la capacità di produrre anticorpi.
Un gruppo serviva da controllo, l’altro ricevette settimanalmente iniezioni di CoQ10. Le cavie trattate furono presto riconoscibili ai controlli per i loro movimenti vigorosi, l’attività, il pelo lucido e gli occhi brillanti. Tutti i soggettti appartenenti al gruppo di controllo morirono entro la trentaseiesima settimana dall’inizio dell’esperimento, quando circa il 40% delle cavie trattate con CoQ10 erano ancora vive e attive. In tutto esse hanno vissuto una media di 1,56 volte superiore a quella stimata per il gruppo di controllo. Per di più la loro qualità della vita si mostrò sempre eccelente agli occhi dei ricercatori.
Bliznakov postula le implicazioni che lo studio potrebbe avere per gli uomini. “[......] possiamo interpretare questi risultati nel senso che chiunque può avere la potenzialità di vivere una media di 100 anni invece di circa 70, e alcune persone potrebbero aspettarsi di raggiungere i 130 e perfino i 150 anni di età.“


Affezioni periodontali
La carenza di CoQ10 è implicata nella malattia degenerativa più pervasiva che affligge gli americani: la gengivite. Il massimo ricercatore sulla terapia delle affezioni periodontali con CoQ10 è il Dr. Edward Wilkinson, della U.S. Air Force.
Il Dr. Wilkinson e il suo team hanno confermato che il tessuto gengivale disturbato risulta carente in CoQ10. I ricercatori hanno scoperto che nei campioni di tessuto prelevati dalle zone interessate i livelli di CoQ10 risultavano insufficienti, mentre i tessuti sani prelevati nella stessa bocca non risultavano carenti di questo nutriente.
In una prova condotta su 8 pazienti trattati con 50 mg di CoQ10 al giorno si sono raggiunti significativi miglioramenti clinici entro 5-7 giorni dall’inizio del trattamento, come risultava dalle misurazioni e dalla salute dell’apparato periodontale. Inoltre “[.....] la guarigione fu talmente veloce dopo la biopsia che le zone di prelievo risultavano difficili da localizzare”.
Wilkinson afferma: “[......] io credo che le persone che soffrono di disturbi periodontali potrebbero beneficiare del CoQ10 come aggiunta alla normale terapia periodontale.”


Evidenze cliniche dell’uso di CoQ10
La normale produzione di CoQ10 all’interno dell’organismo diminuisce con l’aumentare dell’età, particolarmente dopo i 35 anni. L’aggiunta di CoQ10 alla dieta nella quantità di 20/30 mg al giorno, può essere appropriata per tutti gli individui sopra i 35 anni.
Il CoQ10 può anche costituire un efficace supporto per le seguenti patologie: insufficenza cardiaca congestionante,angina pectoris, affezioni cardiache ischemiche, ipertensione, gengiviti e affezioni periodontali.
 

Effetti collaterali
Non ci sono controindicazioni conosciute per l’uso di CoQ10.
Prove cliniche su animali ed umani hanno dimostrato che l’uso a lungo termine di CoQ10 è sicuro persino ad alti dosaggi. Gli effetti collaterali riportati sono stati leggeri (prurito in un caso, leggera nausea in un altro).
In che modo gli enzimi alimentari differiscono dal CoQ10?
Il CoQ10 non è un enzima...... il CoQ10 è una sostanza simile per struttura alla vitamina E.
Il CoQ10 funziona in maniera differente dagli enzimi alimentari...... esso si trova nel corpo umano dove il suo maggior ruolo è la produzione di energia.
Il CoQ10 è anche un potente antiossidante ed uno “spazzino” di radicali liberi. Si tratta di un’attività molto importante per il mantenimento della salute del sistema immunitario e cardiovascolare.


Q10Più Origini Naturali
Il CoQ10 Origini Naturali è di origine vegetale, e l’appellativo “super” gli viene conferito dalla particolare sinergia che si crea dalla miscelazione con alghe verdi azzurre Klamath, che ne accrescono la potenzialità fino al 200%. Super Q10 è la formula ideale per chiunque voglia incrementare i propri livelli di energia, promuovere la salute del sistema immunitario, combattere l’invecchiamento, e può essere usato con successo nella pratica sportiva e nel trattamento delle affezioni cardiocircolatorie e periodontali.

 
 
 
 
 
 

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